Olga Polichtchouk
Olga Polichtchouk nasce
nel 1957 a Leningrado, la città delle “notti bianche” che dal
1991 ha riacquisito il suo nome originale: San Pietroburgo.
Da sempre punto di
incontro delle correnti artistiche classiche Europee, fondamentali
Sovietiche e moderne Russe, Leningrado influenza la giovane Olga che
comincia a dipingere in giovanissima età. Olga decide di fare
dell’arte
la sua professione. Nel 1974 consegue la maturità classica e
contemporaneamente studia al liceo artistico “190
Fontanka”
dove
frequenta le lezioni di pittura e di disegno dei maestri più noti
della città: Valentin Kavoline e sua moglie Tamara.
Successivamente frequenta
"I corsi dei liberi disegnatori" all'Accademia delle Belle
Arti per seguire la nota artista Tatiana Vladimirovna Gorb e il
maestro Nikolai Koscelkov nel suo atelier.
Grazie alla sua
scioltezza artistica, Olga, ancora studentessa, si fa conoscere come
illustratrice
per un periodico diretto ai giovani, il “Leninskie Iskri",
molto famoso ai tempi sovietici e collabora
sia con la rivista
"Kostor"
che con la televisione
sovietica.
Il risultato brillante
dei suoi studi provvede a garantirle l’ammissione - nel 1980 -
all'Accademia
Statale di Arte Industriale.
In quel periodo, per mantenersi agli studi, Olga insegna alla scuola
media “429”.
E’ sempre nel 1980 che
l’artista illustra, con una grafica particolare, le poesie di un
autore israeliano: Il libro esce nel 1981.
Il 1986 è l’anno della
laurea a pieni voti con lode. Olga entra a far parte del progetto
Buran
(che in russo significa tempesta
di neve)
firmando un contratto di lavoro come designer progettista di
prototipi. Il progetto Buran era
un programma spaziale
sovietico,
iniziato
nel
1976,
il
cui obiettivo era costruire una
navicella
spaziale riutilizzabile simile allo
Space
Shuttle della
NASA.
Sempre nel 1986 il
comitato scientifico del più importante spazio espositivo della
città, "Il Manege", la ammette alla partecipazione del
Salone D'Autunno.
E’ il periodo della
Perestrojka
un
complesso di riforme economiche, in simbiosi con una maggiore
trasparenza nella vita pubblica, la glasnost,
introdotte grazie a Mikhail Gorbacëv
nell'estate
1987 per ristrutturare l'economia nazionale.
Un
passaggio epocale questo che Olga vive con entusiasmo e con grande
forza creativa. E’ di quegli anni, infatti, la collaborazione
con la Galleria D'arte "Ariadna",
il cui ricordo, funestato dalla terribile fine della gallerista, è
ancora vivo.
Nel 1990 – con il
rilascio dei passaporti per l’estero – Olga Polichtchouk, anima
inquieta e desiderosa di ampliare la sua cultura, parte
immediatamente con il primo invito ad esporre in Germania alla
“Standart Kollekzia”.
Nel 1991, si stabilisce a
Milano, dove grazie all’appoggio Lino Marzulli, grande amico e noto
pittore, recentemente scomparso, comincia subito a esporre. Ed è
sempre a Milano che Olga insegna pittura all' Accademia del tempo
Libero presso l'Istituto Gonzaga.
Collabora con lo
studio di architettura "Δ2"
realizzando elementi pittorici d’autore per interni, tra i quali
tre tele per la Fiera di Milano ed alcuni dipinti per gli interni del
ristorante "Samarani Cafè" a due passi dalla Madonnina.
Oggi Olga fa parte dell’
Associazione
Italiana Acquerellisti
condividendo la passione per la tecnica dell'acquerello e si dedica
all'insegnamento di pittura ad olio e mastichino, acquerello classico
e alla primà nel suo studio di Milano.
Progetti speciali:
- 2002 − Collezione di Diulio Zanni − ?"Tutto tondo", Milano
- 2004 - Tremend Art
- 2005 – Progetto Esserci, Padiglione Italia, 13x17 con il sostegno Philippe Daverio ,
Venezia 2005 - Milano 2007.
Cataloghi:
- 2000 – Monografia Fantastico Quotidiano collana Apollodoro.
- 2002 − "A tutto tondo" una collezione per amicizia, Catalogo, Museo della Permanente, Milano
- 2004 – Tremend Art.
- 2005 − Edizioni "Oreste Genzini", Progetto Esserci Padiglione Italia.
- 2008 − Annuario Mondadori.
Hanno scritto di lei:
- 1987 − "Il design che soffre", serie di pubblicazioni dedicate a Olga Polichtchouk come persona ? creativa che è entrata in conflitto con la produzione di oggetti di largo consumo. Pubblicato sul quotidiano di S.Pietroburgo, Smena - autore: Sosnov Arcadio;
- 1989 − "Una della Montmartre" - articolo dedicato a Olga e alle sue opere, ITAR-TASS, autore: Ganscin Viktor
- 1993 − Arte e Cultura, critica scritta dal Dott.Giuseppe Martucci, Milano.
- 1998 – Rivista "AVIS"
- 2007 −
"IL culto dell'occhio", articolo
dedicato alle tecniche pittoriche e alla filosofia artistica di Olga
Polichtchouk. Autore Fabiana Panizzolo.
L’arte russa di Olga Polichtchouk Milano 27/03/2008
Parlare di Olga
Polichtchouk significa proiettarsi in un universo fantastico in cui
forma e colore si coordinano, si combattono, si fondono, creando
atmosfere particolari.
La rarefazione
dell’immagine la porta ad evocare spazi infiniti in cui mille
coriandoli definiscono la dimensione aerea; quando invece l’elemento
ritmico si riproduce modularmente è tutta una nuova concezione
spaziale che si estrinseca nel tempo attraverso una miriade di
piccole figure geometriche. Ma, al di là di queste considerazioni di
carattere tecnico, vediamo ora come la sua “poetica” la porta ad
inventare ambiti musicali in cui il ritmo domina incontrastato.
Olga Polichtchouk ha
molto da dire e lo dice attraverso la sua pittura, un meta-linguaggio
che le permette di superare le distorsioni che le particolarità
linguistiche possono produrre al senso. Ella ha saputo crearsi un
modo espressivo estetico che pervade ogni sua opera in un’esplosione
di colori e di forme.
Personaggi particolari
della serie dei suoi dipinti sono animali, giocattoli, angeli,
matrioske e nature morte, tutte modalità espressive che nel passato
affondano le radici, ma Olga Polichtchouk sa sublimare questa materia
di base trasfigurandola in un mondo fantastico del tutto soggettivo.
Interessante è il modo
con cui crea una sorta di empatia tra le figure, che si dilatano
nello spazio, e lo spazio che penetra nella materia: ne risulta una
sorta di “panritmia” in cui ogni molecola, ogni atomo di colore
partecipa a questa danza liberatoria.
E’ una parte
interiorizzata di sé che ella ci trasmette, sia che usi aspetti
favolistici della realtà, sia che si rifugi in elementi geometrici
che con l’assolutezza formale coincidono. Si crea così
un’espressività multiforme in cui il colore “puro” può
manifestarsi in tutta la sua forza evocativa, costellando i dipinti
di mille luci, quasi un universo cosmico traslato in pittura. Questa
dilatazione cosmica la rende padrona di un modo espressivo vitale che
ci trasmette una scintilla di vita coinvolgendoci nei suoi sogni e
nelle sue costruzioni ritmiche.
C’è in lei la purezza,
oserei dire l’ingenuità espressiva del bambino che sa
padroneggiare il suo microcosmo, fantastico o reale che sia, alla
scoperta di nuove sensazioni ed emozioni.
Quando il suo pensiero si
fa più riflessivo e razionale ecco scaturire opere, spesso ad
acquerello, che sono veri capolavori di costruzioni ritmiche di cui
sa tessere, da abile regista, la trama sottile che le pervade. Un
universo di poesia il suo che pochi artisti sanno inventare, al di là
dei riferimenti storici che hanno lontani echi Chagalliani e Kleiani.
Ella ha saputo trarre grande insegnamento da questi grandi maestri
del passato, riuscendo a superarne i possibili influssi senza farsi
contaminare dai loro modi espressivi, trovando una sua via
culturalmente ricca e varia passibile di future promettenti
intuizioni.
Silvano
Battistotti
Nell'espressione artistica di Olga Polìchtchouk è possibile scorgere un mirabile incontro tra la delicata ispira/ione tratta dalla vita quotidiana e le proiezioni fantastiche di un animo capace di forti emozioni. Sulle tele la pittrice illustra tutta se stessa, ed il pennello pare guidato, oltre che da una tecnica impeccabile, anche da una spiccata sensibilità, con la quale i tratti segnici ed i colori vengono sfumati in mille vibrazioni che si compenetrano Le une con le altre.
E un'arte istintiva quella di Olga Polichtchouk, un linguaggio composito che sa interpretare a fondo le immagini narrate sino ad andare ben oltre l'apparenza, in modo tale da addentrarsi in un mondo parallelo dove le figure sono trasfigurate e si confondono con un diafano sfondo. Affascinante poi è quel continuo avvicendarsi di luci ed ombre, quel creare i contorni degli oggetti tramite macchie di colore sapientemente dosate e miscelate, quel rendere "vive" le immagini che si rincorrono nella fantasia dell'artista. Nell'uso della tavolozza la pittrice non è mai così completamente cupa come a volte potrebbe sembrare: in opere come "Messaggio di speranza" o "Futuro" si intravede uno spiraglio di luminosità che è più eloquente di infiniti raggi di sole; è la speranza, appunto, di un cuore forse un pò triste, che ha però una certezza e la vuole comunicare al mondo intero: la luce è in noi, basta saperla trarre in superficie.
Elisa Nas
Olga Polichtchouk è un'artista di profonda sensibilità e spiccata ironia. Nelle sue tele abbiamo un incontro armonico tra il mondo reale degli adulti, popolato di oggetti d'uso quotidiano, come teiere, vasi di fiori, barattoli e caffettiere, e quello di sogno dell'infanzia, un'infanzia mai dimenticata, trascorsa nella nativa Russia. E proprio dalle tradizioni popolari, dalle fiabe tramandate della sua terra Ol'ga Polichtchouk trae ispirazione per la sua pittura. Nei suoi quadri compaiono le tradizionali "Dace" russe (le piccole case di legno per le vacanze usate dalla maggior parte delle famiglie russe), insieme ad animali domestici, uccelli e pesci che nuotano, ma sarebbe meglio dire "volano" sulla città.
La produzione della Polichtchouk colpisce anche per la varietà di stili e di atmosfere che le opere sanno evocare, atmosfere talvolta intime e "casalinghe", suggerite dai toni di terra, caldi e avvolgenti, talvolta invece gioiose, giocose, con esplosione di colori vivacissimi e contrastanti tra loro. Qua e là appaiono scritte in russo che riportano filastrocche e storielle ironiche e poetiche inventate dall'artista. Una Pittura leggera, piena di colore, divertente e divertita, sorretta da un gesto deciso ed efficace cui fa da contraltare una costruzione del quadro ricca e intricata, che non disdegna di trattare persino i luoghi più comuni (paesaggi e motivi floreali) sempre con spiccata originalità.
Valentina Carrera
